Spacciava droga ai compagni di classe per avere qualche soldo in più di quelli che già i genitori concedevano senza parsimonia.
Ero riuscito a patteggiare il minimo della pena e non farlo restare in galera.
Dopo tre anni, per arzigogoli giuridici che non sto a raccontarvi, lo Stato ( lento, lentisssimo ma fortunatamente a volte inesorabile) gli ha mandato il conto economico delle sue malefatte : 9.000 euro.
Tento una improbabile ma illuminata istanza, rimbalzando tra brocardi latini e leggi che si rincorrono, ma ottengo solo l’onore delle armi dal Giudice (Mi hai costretto a studiare tutta la domenica) : la multa rimane.
Spiego la cosa al ragazzotto ed ai genitori schierati ai lati. ( Madre con turbante di pelliccia alla dottor Zivago )
Il giovine virgulto non mi risparmia alcuno dei luoghi comuni e delle frasi di circostanza:
“Non è giusto; c’è chi ammazza e se la cava; è una cosa assurda; in Italia non c’è giustizia e poi ,avvocato, ….io pensavo che la pena sospesa fosse anche quella pecuniaria….. se l’avessi saputo.
In quel momento mi torna in mente una scena che avevo voluto dimenticare: quella della madre che insiste perchè io chieda al Giudice di ampliare il permesso per lasciare gli arresti domiciliari.
“Insomma – mi diceva- il ragazzo oltre ad andare a scuola deve poter fare almeno l’apertivo del venerdi sera.”
Non ce l’ho fatta , non ce la potevo proprio fare.
Quando sono usciti un quarto d’ora dopo la mia nipote ( novella praticante) mi guarda sorridendo e mi chiede:
“ Gli hai veramente urlato quello che ho sentito?”
“Cosa si è sentito, oltre la porta?”
“Io ho capito qualcosa come : Ragazzo qui c’è scritto che sei un bieco spacciatore , non hai fatto un giorno di galera , hai preso il minimo della pena e ancora parli ?”
“Credo che il concetto fosse quello, ma veramente gli ho detto “bieco spacciatore”?
“Si !”
“Bene, e ricordami di non fare sconti in parcella.”