GIAPATOI

Archivi per il mese di “giugno, 2010”

La battaglia di Tornavento e l'odore della domenica.

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Tornavento è un piccolo luogo con un nome curioso.
E un paese più corto del suo nome  perchè in fondo la strada di ciottoli che porta alla piazza  , chiusa tra la chiesa e le vecchie case, non c'è nulla, solo il cielo.
Più  sotto la valle del Ticino , sino al Piemonte.
Sulla piazza tagliata a metà si affaccia un bar coi tavoli al fresco sotto ai tigli.
Ci vado da cent'anni  a mangiare salumi , bere vinello e raccontar storie.

Oggi c'era il vinello , il salame , gli  amici . 
C'era  lo Zar , una sua compagna di scuola ( figlia di una mia compagna di scuola)  ed una amica .

C' era l'aria di una domenica di giugno, con l'odore di paglia che mi ero immaginato  in qualche film  di Rohmer che non ricordo più.
Noi si parlava di vecchie bisbocce asciugando i bicchieri mentre  l'amica nuova scrutava lo Zar ,dall'aria naturalmente annoiata , svelando un interesse profeta di bisbocce di là da venire.

Incuranti del caldo dei folli giocavano a soldatini nel campo che circonda il paese.

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Son giornate senza stagione.

A distanza di un giorno,forse si son pure incrociati per la via.

Prima un uomo che dovrà disconoscere un figlio.
Un bambino per cui ha gioito alla nascita, temuto le malattie e regalato sorrisi.
Non più. Non è più lui il padre; per la natura non lo è mai stato.

Oggi una giovane donna che rincorre un padre.
Lei non sa se ha gioito alla sua nascita ma certo non ricorda sorrisi.
Ha un pacchetto con le lettere a sua madre e tre foto di loro ad una festa danzante.
Vuole  ben  stampato su un foglio   che quello è suo padre perchè da lui non lo ha mai sentito.

Non c'era rancore in quelle persone, nessuna agitazione.
Entrambi mi han chiesto soltanto  :" Son  cose che devono esser fatte, facciamole in fretta".

 

9 ottobre 1997

Io proprio non lo sapevo chi era Paolini.
Non riesco neppure a ricordarmi come ero arrivato fin li.
Lungo stirato sul divano probabilmente :
cosa altro vuoi fare in un giovedì d’autunno , con l’umido fuori?
 
Forse mi aveva incuriosito quello strano omarino che parlava sul bordo di un dirupo,
con un pubblico infreddolito davanti.
 
Quello che rammento perfettamente è di essermi  come risvegliato due ore dopo come un ebete davanti allo schermo, col telecomando inutilmente stretto in mano, incapace di staccarmi da quel racconto.
 
Stasera l’ho incontrato di nuovo, sempre per caso: raccontava del sergente Rigoni e del suo camminare indietro dalla Russia.
Ora so cosa aspettarmi e non è mai poco.
Ma è  rammentare quell’inaspettata emozione che rimane la parte migliore.
 

Questa volta ci cacciano di casa !

Compleanno dello Zar

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