GIAPATOI

Archivi per il mese di “dicembre, 2011”

LIMBO !

( Madre e Figlio)

“Zarevich!!! Cosa devo fare per mandarti a letto? Un bacio od una sberla? ”

“Non c’è una specie di limbo?”

Il destino, qualche volta, potrebbe anche distrarsi.

Già matura
La foglia pel sereno suo distacco

                discende
nel cielo sempre verde dello stagno

               Nel calmo
languore della fine, l’autunno s’ immedesima

            Dolcissima
La foglia si abbandona al puro gelo

                Sott’acqua
con incessanti foglie va l’albero al suo dio

                                                          ( Jorge Guillén)

(1961.2011 – Corno Rosso. Macugnaga)

GENZANO FRITTELINI: L’ultimo della classe

 

“Come devo svolgere i miei temi d’italiano” di Giulio Camozzi.

Il libretto ,in sedicesimo, è spuntato da uno scatolone scovato dalla Zarina nella cantina dei suoi genitori.

Si era nascosto tra un album di figurine di “UFO 1980”  ed i suoi libri del liceo, graziosamente decorati da cazzettini volanti che sfarfalleggiano  tra una pagina e l’altra ( opera della fedele compagna di banco , ora temuta e seriosa professoressa d’inglese).

Era il libro che usava il nonno dello zar per fare i temi nel 1937.

Vi sono spunti e temi svolti che solo dal titolo mi paiono irresistibili: “La befana fascista” ( no, non  parla della Santanchè ), “La pipa del nonno”, ” Cosa ti ha detto il babbo regalandoti la nuova divisa da avanguardista”, persino  “Una visita alla Rinascente”.

L’ultima parte è dedicata a lettere già pronte da utilizzare nelle occasioni più comuni della vita di un giovane.

Occasioni consuete, piccole ricorrenze come: “Lettera ad un amico che, a causa della morte del padre, è obbligato ad abbandonare gli studi per darsi ad una occupazione di immediato profitto.”  oppure “Beato che la madre ancora tu l’hai!” senza dimenticare il promettente  “Un tuo parente missionario parte per l’Asia lontana. scrivigli una lettera di augurio e d’addio”. 

( Pofferbacco mi scapperebbe di proferire, invece mi sfugge un prosaico e moderno “ecchemichia !”)

Uno però , già l’ho letto, è in assoluto il più sorprendente: “L’ultimo della classe”

La traccia

“Devi delineare con brio e vivacità la figura tipica di uno studente estremamente pigro e poltrone: rappresentarlo nel suo aspetto fisico, rappresentarlo in ciò che moralmente vale . Dirai di lui che non riesce a fare niente, non solo perchè , se volesse far qualche cosa di buono, non lo potrebbe; ma altresì perchè – se lo potesse- non lo vorrebbe. Anche puoi immaginare  qualche breve episodio scolastico, che valga a mettere bene in rilievo il carattere di lui.

Segue l’esempio del  tema svolto in cui il caro studente  parla di un suo compagno di scuola  chiamandolo per nome ( Genzano Frittellini),  e descrivendolo con un  “aria di beato ebetismo che gli spira da tutti i pori, goffo, pesante ed impacciato”

Continua raccontandone  le frasi iniziate due o tre volte  e lasciate a metà, i gesti ripetuti ossessivamente e la mania di raccogliere oggetti, cravatte in questo caso. Un povero ragazzo autistico.

Tutto ha un (agghiacciante ) tono brioso e leggero, come richiesto dalla traccia, ed ha una chiusa ancora più insopportabile: “..Eh sì ! credetemi! l’aver un Genzano Frittellini per compagno di classe è una …fortuna ( perdonate l’egoismo) che non capita tanto di frequente.

Ho iniziato  quelle righe convinto di trovare cose di un mondo passato ed un po’ sempliciotto.
Leggendo ho pensato ai racconti di Paolini in “Ausmerzen”, alle leggi razziali  , alla guerra  invocata solo un paio d’anni più in là: chissà cosa ne sarà stato del povero Genzano Frittellini.

Chissà? Magari è scivolato indenne tra compagni di scuola  e campagne militari .

Speriamo abbia avuto una buona vita, magari crescendo figli che poi sono finiti a disegnare sfrontati cazzetti volanti sul diario della compagna di banco.

 

 

 

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